venerdì, 04 luglio 2008
Diego De Silva (Napoli, 1964) scrittore, giornalista e sceneggiatore
ha pubblicato da Einaudi i romanzi La donna di scorta (2001, finalista premio Montblanc), Certi bambini (2001, premio selezione Campiello, finalista premio Viareggio, premi Brancati-Zafferata, Fiesole, Bergamo), Voglio guardare (2002, premio Pisa), Da un'altra carne (2004, premio Melfi) e l'ultimo Non avevo capito niente (2007, premio Napoli; finalista premio Recanati; finalista premio Strega 2008)
In Non avevo capito niente DE sILVA RACCONTA LA STORIA DI VINCENZO MALINCONICO, AVVOCATO NAPOLETANO , DIVORZIATO, CHE TRASCORRE LE SUE GIORNATE TRA IL TRIBUNALE ,DOVE FINGE DI ESSERE INDAFFARATO E PIENO DI CAUSE E DI CLIENTI, IL BURGER King DOVE PORTA DI NASCOSTO LA FIGLIA, STUFA DEL CIBO MACROBIOTICO DELLA MADRE, E LO STUDIO , POPOLATO DI SURREALI CONDOMINI E DI CANI CON LA MANIA DI ABBAIARE.
La vita sentimentale del protagonista è abbastanza disastrosa, ha sporadici rapporti con l'ex moglie, una psicologa
algida e a tratti insopportabile, finche' non incontra in tribunale l'avvocatessa Alessandra ,ambita da tutti e inizia con lei una storia.
Nel frattempo comincia a difendere un personaggio di dubbia fama, accusato di occultamento di un cadavere.
E intorno al protagonista si muovono colorati personaggi, il piu' delle volte di una comicita' irresistibile, che hanno la prerogativa di far postulare A VINCENZO UNA SERIE DI TEORIE , EGLI È L'UOMO DELLA TEORIA SU TUTTO.
PECCATO CHE POI AL MOMENTO DI AGIRE, DIVENTI INDOLENTE E PREFERISCA TEMPOREGGIARE.
SI LAMENTA, MA NON AGISCE, E QUANDO FINALMENTE INIZIA FARLO SI RENDE CONTO CHE LA SUA VITA PUO' ESSERE MEGLIO DI QUELLO CHE PENSAVA.
E QUASI NE È STUPITO, ERA ABITUATO A NON ASPETTARSI MOLTO, A FARE IL MINIMO INDISPENSABILE, ESSENDO POI SCONTENTO E ANNOIATO, ORA INVECE SI ACCORGE CHE PUO' DAVVERO ESSERE TUTTO POSSIBILE, E DOPO UN' INIZIALE DIFFIDENZA VERSO UN'ISPERATA GIOIA, SI FA CONQUISTARE DALLA VITA.
IL LIBRO È DAVVERO DIVERTENTE, HA UNA COMICITA' SOTTILE, E MAI SUPERFICIALE, IL PERSONAGGIO CREATO DA dE sILVIS STUPISCE CON LA SUA ACUTEZZA, LA SUA VENA ESTROSA, LA CAPACITA' DI GUARDARE LA REALTA' SENZA TROPPE ILLUSIONI, MA ANCHE SENZA PRECLUSIONI.
È' UN LIBRO PIACEVOLE, BEN SCRITTO, PROFONDO NELLA SUA LEGGEREZZA, CAPACE DI DESCRIVERE UNO SPACCATO PIENO DI SITUAZIONI DIVERSE MA SEMPRE BEN DELINEATE.
Bibi che vi consiglia di leggerlo
giovedì, 03 luglio 2008
non cambiano le situazioni, cambia l'atteggiamento.
a volte basta un nulla, e sebbene non abbia grandi cose da festeggiare, mi sento molto contenta.
Per esempio mi piace che ora siano le addette stampa a scrivermi per chiedermi se possono inviarmi la copia di un libro e che l'autore voglia essere intervistato da me.....ma dai e chi sono la bignardi dei poveri....
poi mi piace che un uomo si inventi possibili collaborazioni di lavoro per vedermi e poi scherzando mi dica...ecco cosa mi devo inventare per avere il tuo numero.....mi piace raccontare alla mia migliore amica alcune decisioni che ho preso e sentirla dire, ecco tesoro, era quella la tua strada, vai e sono orgogliosa di te, mi piace che un amico che nn vedo da anni mi inviti alla sua festa, e ci trascino la mia amica M, mi piace che mio fratello da un po' sia tornato felice, mi piacciono tante cose e ora ne faccio una breve lista
1) mi piace leggere, col mio cane che scondizola e si acciambella nella sua cuccetta trendy, amo perdermi nelle parole
2)mi piace avere i miei amici, li adoro, e ci sono
3)mi piace la musica, la bella musica
4)mi piace Napoli, mi piace andare li e sentirmi a casa
5)mi piace che la Betancourt sia libera
6)mi piace il mio lavoro,
7)mi piace essere quella che sono
8)mi piace il mio blog e mi piacciono le persone che lo frequentano
9)mi piace il calcio
10)mi piace ballare e uscire
11)semplicemente mi piace il mondo
Ora non sono preda della sindrome Pollyanna, è che è bello sentirsi cosi', ,senza dare il merito a un aumento, a un uomo, sei felice e basta....
Bibi che spera che duri
postato da: superbibi alle ore 13:06 |
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mercoledì, 02 luglio 2008
La scorsa settimana avevamo parlato di Jean Michel Basquiat e della sua ascesa nella new york degli anno ottanta.
Oggi , invece, non parleremo di un artista, ma di un luogo che ha raccolto, riunito e ispirato moltissimi talenti creativi dagli anni sessanta.
La factory di Andy Warhol.
BRANO sunday Morning.
Andy Warhol, geniale ed eclettico artista di cui parleremo in seguito, ebbe la formidabile idea di creare , a Manhattan , gia' dal 1963 un laboratorio artistico in cui far confluire differenti personalita' della scena neyorchese.
La factory era aperta a chiunque avesse talento creativo, in ambito artistico, musicale, o cinematografico.
Il talento ti faceva entrare in questa comunita' creativa e la era la chiave per ottenere i riconoscimenti artistici ed economici.
Vigeva la regola della liberta' creativa e un solo peccato era considerato intollerabile, la mancanza di talento e la noia.
Warhol era un anfitrione intelligente, ma talvolta capriccioso, esaltava in fretta, portava all' apice ma al tempo stesso con grande velocita'dimenticava.
E allora come si spiega che entrare nel gruppo della factory fosse l'esperienza piu' ambita di quegli anni?
Essenzialmente per svariati motivi, New york viveva un periodo di forte sperimentazione artistica, si creavano avanguardie, nascevano artisti del calibro Di Basquiat e KEITH hARING, si creavo movimenti di pensiero che sarebbero sfociati nella scossa sociale dei movimenti giovanili, ma soprattutto c'era un'estrema liberta' creativa.
Gli artisti non erano , ancora, condizionati dalle gallerie, creavano in assoluta autonomia, realizando capolavori.
E warhol, osservava e dirigeva , senza un'apparente autorita', questa comunita', sovvenzionava al momento opportuno i suoi protetti, diventava produttore di film realizzati con attori improvvisati che gravitavano intorno a lui, disegnava copertine di Dischi, come per I velvet undeground, innalzava modelle a ruolo di icone artistiche, tramutava Drag queen in regine del regno neo- bohemienne.
La factory ha cambiato , daglia nni 60 agli anni 80, diverse sedi, rimanendo pero' un punto di riferimento indiscusso.
La factory , dunque raccoglieva, proteggeva, e innalzava coloro che volevano emergere e che ne avevano il talento.
Lo stesso Lou Reed fu tra gli assidui frequentatori e si deve proprio ad Andy Warhol il consiglio di coinvolgere la modella tedesca Nico per registrare il primo disco dei Velvet Underground, indimenticabile capolavoro della musica Rock.
Warhol decise anche di produrlo e di realizzare la copertina, divenuta celeberrima.
L a factory divenne in breve tempo famosissima, ogni artista che passava per New York vi era fatalmente attirato, si mescolavano i personaggi piu' diversi, dall' artista FRANCESCO cLEMENTE, a lOREDANA bERTE', all'ereditiera Edie segwick, al travestito Holly Woodlawn, che pubblichera' successivamente un libro dal titolo Coi tacchi alti nei bassifoni edizioni Baldini e Castoldi Dalai, e che sara' l'ispiratrice della canzone di Lou Reed Walk in the wild side.
brano walk in the wild side
La factory divenne dunque un luogo sempre piu' innovativo e dedito alla' avanguardia, molteplici progetti, sostenuti dall'entusiasmo di Warhol, venivano realizzati, pittori lavoravano con cineasti, attori diventavo muse, sconosciuti diventavano nel giro di una notte protagonisti del flusso creativo.
Nella factory, tuttavia, non era permesso fallire o annoiare, il disprezzo e l'ostracismo di Warhol colpivano come una mannaia, bastava poco per essere esclusi, Andy infatti era noto per il carattere incostante, oggi innalzava, domani disdegnava.
Diversi artisti lamentavano la feroce influenza di Warhol nelle loro vite, era visto come un mecenate o come un burattinaio.
La scrittrice femminista Valerie Solanas dopo aver gravitato nella factory, inizio' a covare una granse ostilita' verso Warhol, arrivando al punto di sparargli, nel 1968.
Andy riporto' solo una ferita', ma da quel momento inizio' a diradare progressivamente le sue apparizioni pubbliche, preferendo essere il re defilato della scena underground.
NON avremmo avuto una new york cosi' creativa senza la factory, e anche ora che le sue sedi sono state trasformate in condomini lussuosi, sentiamo ancora la sua influenza.
Ha creato un precedente, a livello mondiale, è stata imitata, spesso con risultati mediocri, in tutto il mondo, ma ha avuto il merito di far comunicare artisti, personaggi incredibili.
La factory dunque è il modello, ha concentrato arte, estro, costume, e soprattutto ha fatto uscire gli artisti dai loro studi , portandoli a un confronto quotidiano, feroce, ma estremamente importante.
Bibi
martedì, 01 luglio 2008
ieri sera dopo Lost, ho avuto la malaugurata idea di vedere un po di tv, e sono stata ipnotizzata da Lucignolo.
Nel senso che mi sembrava di vedere un programma talmente abominevole, che non ci credevo, mi sembrava impossibile che una cosa talmente spregevole fosse diffusa.
c'era una sgallettata di cui ho rimosso il nome che sghignazzando raccontava di come fosse "ben messo" il suo fidanzato calciatore, io mi dicevo ma la decenza dove sta, ti sembra che una in tv racconti del ..... del fidanzato, roba da gelare il sangue.
quindi piccola lista delle cose che mi disgustano, in ordine sparso
1) lucignolo, è un insulto all'intelligenza di un lombrico
2) quelli che in autostrada in coda usano la corsia d'emergenza
3)mtv e la progressiva lobotomizzazione che produce
4)le disco che chiamano come ospiti i manzi fuoriusciti da uomini e donne
5)l'esistenza di figure come le veline, le letterine, le stupidine
6)Moccia e le dementi che descrive
7)ogni tipo di reality
8)i vocalist
9)le magliette baci e abbracci e i pantaloni cafoni con i loghi
E in tutto cio' si diffonde Lucignolo (che evidentemente avra' ascolti) e si polemizza sul Gay Pride........non ho parole
Bibi esterrefatta
sabato, 28 giugno 2008
Accadono cose strane nella vita, stamattina ero in giro con quel pigro del mio cane, c'era poca gente in giro, tutti al mare tranne me che lavoro anche oggi, ma mi va e questa è un 'altra storia....ad un certo punto incontro il mio amico M, con cane e fidanzata.
Io lo conosco da vari anni, e per lungo tempo mi è stato dietro, si è preso un paio di fermi da me, ha cercato di essere presente nella mia vita, ha aspettato come un giaguaro i periodi i cui tornavo single fra un fidanzato e l'altro, e un bel giorno, capita l'antifona è sparito.
della serie se non posso stare con te allora meglio se non ti vedo, me l'aveva anche detto, e quando io lo cercavo perche' lo adoravo come amico, lui si negava.
addirittura si era fatto una storiella con una mia amica , e io persino caldeggiavo la cosa, lo adoravo ma solo come amico.
comunque oggi l'ho visto in gran forma, mi sembrava persino piu' bello, è stato gentilissimo, mi ha presentato la fidanzata, molto carina peraltro, dicendole sai le ho parlato tanto di te, le ho detto che sei terribile, ridendo, non era un rimprovero, era una constatazione.
Ma cio' che mi stupito è vedere come siamo talvolta prevedibili, finche' pensiamo di poter avere una persona, e non ne siamo innamorati o attratti, non la consideriamo, e vogliamo solo amicizia, siamo quasi stupiti che uno nn voglia essere nostro amico, che magari vuole altro, senza capire che magari è lui ad essere sano a non voler cadere nel masochismo.
Io ero contenta di vederlo appagato e felice, e di vedere come sia giustamente apprezzato, ed ancora una volta mi sono convinta che non ci puo' essere amicizia , completamente disinteressata, fra uomo è donna.
Ho scoperto l'acqua calda.
Cioe' qualche amico maschio ce l'ho , ma sono persone con cui sono cresciuta insieme, fanno parte della famiglia, il caso è diverso.....
fino a qualche anno fa avevo tanti amici maschi, mi portavano al cinema, alle mostre, soddisfavano i miei capricci, poi io mi fidanzavo, volevo continuare a vederli, ma loro inspiegabilmente sparivano, io non capivo che usavano la tecnica dell'amico per ottenere, prima o poi un risultato, e ci rimanevo male.
Ora sono cresciuta e comprendo che nessun uomo ( a parte gli amici d'infanzia), ti porta fuori per sentirti parlare dei tuoi casini sentimentali, o per sorbirsi un film che da solo mai nella vita andrebbe a vedere.....lo fanno una volta, capiscono se è cosa, e di conseguenza spariscono.
la dura legge del gol......
Bibi
venerdì, 27 giugno 2008
Mira è un libro di Oliviero La Stella, Fazi Editori
Oliviero La Stella è nato e vive a Roma. Giornalista, lavora alle pagine della cultura del «Messaggero». Suoi racconti sono stati pubblicati dalla rivista «Lo Straniero». Nel 2003 per Fazi è uscito Lo spiaggiatore, vincitore del Premio Berto. Mira è il suo secondo libro di narrativa.
Mira è la protagonista di questo intenso romanzo.
E' albanese e fa la prostituta sui viali della periferia romana.Ha un protettore, che l'ha portata in Italia a lavorare senza nasconderle il suo destino futuro, ha delle amiche con cui condivide le miserie della strada.
Mira non è diversa dalle migliaia di ragazze che alimentano il mercato del sesso mercenario.
Sogna il benessere, vestiti, ha scelto consapevolmente la sua vita.
la storia di Mira i intreccia a quella del commendator Bacciocchi, proprietario di un mobilificio , che per uscire da una pesante crisi economica decide di sponsorizzare un concorso televisivo per trovare una ragazza e adottarla.
Chiara mossa pubblicitaria, Mira come migliaia di altre ragazze partecipa e in un certo modo cambia vita.
Sembrerebbe una favola di periferia, i personaggi sono complessi nella loro disperazione, volutamente banali, ci mettono di fronte a uno spaccato sociale realista, a tratti grottesco, ma lucidamente delineato.
La televisione, coi suoi miraggi, il giudizio sociale, la redenzione finale, le crisi interiori che si tramutano in gesti imprevedibili, fanno Di Mira un bellissimo romanzo.
La Stella è molto abile,dosa in maniera equilibrata dialoghi e descrizioni, leggendo il suo libro ci immaginiamo i personaggi, li vediamo reali, e a tratti ci commuovono.
La protagonista è ingenua e allo stesso tempo disincantata, sognava una vita diversa vedendo la tv italiana in Albania, e per averla era disposta a vendersi, considerandola una fase passeggera ma necessaria.
Si costruisce, per sopravvivere , una realta' parallela, popolata di canzoni della Pausini e sogna una vita diversa, senza fermarsi pero' mai troppo a riflettere, subisce gli eventi, si lascia trascinare, con una rassegnazione commovente.
La Stella ha centrato i tempi della narrazione , ha delineato protagonisti di piccole tragedie di un mondo troppo spesso invisibile.
giovedì, 26 giugno 2008
mica posso sempre scrivere di libri o artisti, cioè potrei se fossi davvero brava nel farlo.....
mi rode nn poter andare a Napoli a festeggiare il mio migliore amico, è strano ma qui mi sento sempre in pausa fra una Napoli e l'altra......e non siate maliziosi......quando trovi un posto che ami è dura non poterci stare......in piu' sto trascurando il lavoro, sono demotivata, anche se continuo ad essere produttiva......pero' udite udite alcune cose stanno migliorando,
1) vacanze al 90% fissate
2) buon rapporto con mio fratello da mesi
3)ottima forma fisica
4) dormo come un angelo
5)ho finalmente recuperato il mio cane
6) quello sciagurato di Saturno finalmente a luglio se ne va dal mio segno ( non perche' ci creda, ma quando le cose non vanno preferisci dare la colpa all'oroscopo!!!!!!!)
In ogni caso vedo molte cose con la dovuta chiarezza, e sebbene sia un po' scarica, tuttavia potrebbe andare peggio.....cioè sono brava a lamentarmi di problemi irrisori, e non va bene.....e' che mi piacerebbe poter avere qualcosa DI DIVERTENTE da raccontare ma per ora no..................
ho fatto un litigone, anzi nemmeno, con la mia migliore amica, mi fa impazzire come sia brava a saper giudicare, sentenziare, fare la vittima, l'ascoltavo ma ero lontana, giudicava la mia vita, mi trattava come una povera ingenua, e poi con aria superiore mi diceva, si ma poi fai come vuoi.
Come si spiega a certe donne che la vita non è facile, che ci vuole l'arte del compromesso, che non abbiamo sempre ragione, e che il colore nero è da tempo passato di moda.
un tempo avrei reagito, ora no, ascolto, ci penso, pondero, e prendo le mie decisioni.
giuste o sbagliate, almeno sono le mie
e a Napoli ci vado il prima possibile.......
peace and love
Bibi
giovedì, 26 giugno 2008
dopo aver approfondito la figura dell’artista italiano Mario schifano e l’influenza che ha determinato nel panorama artistico , parliamo oggi di un grande artista neyorchese , Jean Michel Basquiat,
Jean-Michel Basquiat, in arte Samo, figlio dell’haitiano Gerard Basquiat e Matilde Andradas nasce a Brooklyn il 22 dicembre 1960e si innamora del colore e del disegno a quattro anni guardando i cartoni animati e riproducendo le immagini sui fogli. la madre incoraggia la vena artistica del piccolo, e non esita a portarlo in giro per musei, prediligendo il Museo d’arte moderna della citta’ di New York.
a sedici anni inizia a frequentare la scuola City -as -school, istituto formativo all’avanguardia, dove si sperimentano tecniche didattiche innovative e dove Jean Michel diventa amico di Al Diaz, un giovane graffitista , che ben presto emulera’.
I due cominciano a riempire New York di graffiti, firmandosi con l’acronimo di Samo ( alla lettera solita vecchia merda), fino al 1978, anno in cui decide di abbandonare scuola e casa, mettendosi a vivere dove capita e mantenendosi con la vendita di cartoline da lui illustrate.
Il caso vuole che viene notato da Andy Warhol e qualche anno dopo diventera’ un membro della Factory, diventando amico di Keith Haring.
Finalmente nel 1980 Jean-Michel partecipa , insieme ad Haring, al Time Square Show, retrospettiva organizzata da un gruppo di artisti,Nel 1981 partecipa alla retrospettiva New York/New Wave, insieme ad altri artisti come Robert Mapplethorpe, Keith Haring, Andy Warhol e Kenny Sharf. Il poeta e critico d'arte Rene Ricard pubblica "The Radiant Child" sulla rivista "Artforum", pubblicizzando Basquiat ed il suo percorso artistico.
La prima mostra personale di Jean-Michel avviene nel marzo del 1982 a Modena e, contemporaneamente a New York nella galleria di Annina Nosei, riscuotendo apprezzamenti da parte del pubblico e dei critici.
Nel 1983 stringe una forte amicizia con Andy Warhol,che lo presenta alla scena artistica come il fenomeno emergente. Nel 1984, insieme ad Andy Warhol e a Francesco Clemente, inizia una serie di collaborazioni, di dipinti a “sei mani” commissionati da Bruno Bischofberger.
Tuttavia il New York Times definisce Basquiat "la mascotte di Warhol", e l’artista inizia a d avere una dipendenza dalle droghe e frequenti ditrurbi mentali, che lo porteranno ad avere un artteggiamento di diffidenza verso i galleristi e lo stesso warhol.questo unito evidentemente all'eccesso nell’uso delle droghe e alla sua progressiva tossicodipendenza che Warhol non riesce ad arrestare, porta Basquiat a soffrire anche di frequenti disturbi psichici. Nel 1985 Jean-Michel espone nuovamente alla Galerie Bischofberger di Zurigo, alla Mary Boone Gallery di New York ed alla Akira Ikeda di Tokio, ma oramai è schiavo della droga nonostante molti dei suoi amici, seppur vittime dei suoi attacchi paranoici, tentino di aiutarlo a disintossicarsi.
Basquiat appare sulla copertina del The New York Times Magazine con il titolo "New Art, New Money: The Marketing of an American Artist". Nel 1986 espone ancora una volta le sue opere a Zurigo, poi ad Abidjan, in Costa d’Avorio, facendo il suo primo viaggio in Africa.
Poco dopo si interrompono i rapporti con Mary Boone, fino ad allora suo agente commerciale newyorkese. Il pubblico ed i critici iniziano a non accettare più i suoi lavori con l’entusiasmo di un tempo. a.
Basquiat espone ancora a New York nella galleria del cugino di Tony Shafrazi, Vrej Baghoomian, il suo ultimo mercante, poi inizia un tentativo di disintossicazione che non porterà mai a termine: muore il 12 agosto del 1988, per una grave overdose di eroina, a soli 27 anni.
Brano
Basquiat è stato un artista veramente prolifico, ha lasciato in eredita’ moltissimi capolavori, che sono in gran parte stati acquistati da privati, come ad esempio dallo stilista Gianni Versace.
Jean Michel era nato artisticamente coi graffiti, e non ha mai abbandonato questa forma artistica, è semplicemente passato dai muri alla tela.
Raccontava la sua’ realta’ scegliendo appositamente una raffiguazione apparentemente rozza e primitiva, aggiungendo alla tela parole e frasi a tratti sconnesse.
Vedendo i suoi quadri non si puo’ fare a meno di pensare a un’arte africana colorata, le radici haitiane dell’artista sono sempre presenti, raffigur una mondo in cui la forma abbozzata e i colori vividi e aggressivi ci raccontano una cultura underground, in cui l’espressione passa attraverso la strada, con la sua violenza, ma anche la sua forza.
Era giovane e vedeva, dipingendolo, il mondo come lo si puo’ vedere a vent’anni, veloce, duro, stupefacente.
e naturalmente bellissimo.
L’uso del colore è stato una delle innovazioni di Basquiat, colore protagonista, spesso nervoso e duro, i soggetti a volte delineati appena, ma estremamente potenti.
Attingeva l’ispirazione dalla vita, per lui trasferire le sue sensazioni sulla tela era naturale, i beffava dei critici, non era uscito da un’Accademia , era semplicemente un grande artista che non poteva fare altro che raffigurare il carnevale nella sua testa.
Per Basquat l’arte era ovunque, sui muri, sulle cartoline che vendeva per pochi dollari, sulla tela, vedendo le sue opere siamo conquistati dalla forza che emanano, capiamo chiaramente la finta semplicita’, percepiamo il dinamismo e la creativita’ innovativa.
E’ stato il primo a inventare il genere “street art”, e il migliore, non aveva freni, come i bambini che vedono il mondo e lo riproducono così com’è.
Senza un’apparente tecnica, la sua forza era talmente estrema che incantava, trasportava e emozionava.
Usava dipingere frasi nelle sue opere, ma il linguaggio che sceglieva era scarno, non era intessuto di simbologia, i simboli Basquiat nn li usava in maniera convenzionale, capitava piuttosto che l’appassionato li scorgesse.
E’ rimasta celebre la sua frase che diceva« Io non penso all'arte quando lavoro. Io tento di pensare alla vita », egli viveva la vita, la raffigurava, con una potenza e un’apparente ingenuita’.
La sua produzione vastissima ha adornato le case di ricchi collezionisti, ma è possibile fortunatamente vedere le sue opere nei maggiori musei del mondo, come ad esempio il museo Moma di New york.
per chi volesse avere ulteriori spunti sulla vita di questo talentuoso ma tormentato artista, vi consiglio il film Basquiat ,del 1996 diretto da Julian Schnabel basato sulla sua vita.
brano
prossima settimana, in cui parleremo della Factory di Andy warhol,
Bibi che si da un tono artistico
mercoledì, 25 giugno 2008
Mister Nice è un libro di Howard Marks, edizioni Socrates
Howard Marks è nato a Kenfig Hill, nel Galles nel 1945. Dopo aver studiato ad Oxford fisica e averne conseguito il dottorato , decide di non continuare la carriera universitaria per dedicarsi al traffico di hashish. Dopo quasi un ventennio di latitanza viene arrestato a Palma di Maiorca, estradato negli Stati uniti dove sconta sette anni nel carcere federale di massima sicurezza Terre Haute, nello stato dell'Indiana. Oggi vive in Inghilterra e la sua autobiografia ha venduto piu' di un milione di copie.
Mister Nice è un libro veramente stupefacente, e non solo per la storia che racconta.
Attraverso le parole di Marks, ribattezzato Mister Nice come una delle molteplici identita' che si era dovuto inventare per sfuggire ai controlli dell'interpool, siamo catapultati in un mondo lontano, in cui si muovono narcotrafficanti, poliziotti, boss della mala, banchieri compiacenti, spacciatori.
Marks è un consumatore di droga prima, poi decide di diventare un leader della distribuzione mondiale di stupefacenti.
Cio' accade quasi senza che lui se ne accorga, cominicia a rifornire l'universita' dove studiava, poi passa a Londra, poi stipula accordi internazionali, e in un ventennio diventa uno dei narcotrafficanti piu' ricercati al mondo.
Nel frattempo si sposa due volte, ha 4 figli, gira il mondo, alterna periodi di traffici illeciti frenetici ad altri di vita familiare da pubblicita'.
Marks non assomiglia all'immagine che ci si puo' fare del narcotrafficante, è istruito, educato, non ricorre mai alla violenza, potrebbe fare qualunque cosa, ma sceglie consapevolmente il crimine, non considerandolo tale.
Infatti egli si rifiuta di trattare e rivendere droghe pesanti, si limita all' hashish, non considerandola una droga.
Marks è molto simpatico, dalle pagine del suo libro traspare un' acume notevole , un senso dell'umorismo molto sottile, pagina dopo pagina siamo incuriositi nel vedere come riesce nelle sue imprese, cosa si inventa ogni volta per trasferire da un paese all'altro tonnellate di droga, e come sia assolutamente tranquillo nel farlo.
il sottobosco che lo circonda nei suoi traffici è veramente grottesco, il denaro è il faro per chi collaborava con lui, ad affare concluso cambiavano di volta in volta i personaggi, alcuni finivano in carcere, altri spendevano soldi , altri smettevano.
Solo Marks andava avanti, non importava che avesse piu' denaro di quanto sarebbe mai riuscito a spendere, c'era in lui il gusto della sfida, di farla franca ancora una volta, e ancora una.
Questo libro non va letto per giustificare una condotta senza dubbio criminosa, va letto perche' è un libro intelligente , divertente, e che ci fa vedere senza equivoci il mondo del narcotraffico.
Non ci sono stereotipi, e la narrazione è avvicente e non conosce banalita' o sensazionalismi.
Howard Marks " Mister Nice" Socrates Edizioni
mercoledì, 25 giugno 2008
Mister Nice è un libro di Howard Marks, edizioni Socrates
Howard Marks è nato a Kenfig Hill, nel Galles nel 1945. Dopo aver studiato ad Oxford fisica e averne conseguito il dottorato , decide di non continuare la carriera universitaria per dedicarsi al traffico di hashish. Dopo quasi un ventennio di latitanza viene arrestato a Palma di Maiorca, estradato negli Stati uniti dove sconta sette anni nel carcere federale di massima sicurezza Terre Haute, nello stato dell'Indiana. Oggi vive in Inghilterra e la sua autobiografia ha venduto piu' di un milione di copie.
Mister Nice è un libro veramente stupefacente, e non solo per la storia che racconta.
Attraverso le parole di Marks, ribattezzato Mister Nice come una delle molteplici identita' che si era dovuto inventare per sfuggire ai controlli dell'interpool, siamo catapultati in un mondo lontano, in cui si muovono narcotrafficanti, poliziotti, boss della mala, banchieri compiacenti, spacciatori.
Marks è un consumatore di droga prima, poi decide di diventare un leader della distribuzione mondiale di stupefacenti.
Cio' accade quasi senza che lui se ne accorga, cominicia a rifornire l'universita' dove studiava, poi passa a Londra, poi stipula accordi internazionali, e in un ventennio diventa uno dei narcotrafficanti piu' ricercati al mondo.
Nel frattempo si sposa due volte, ha 4 figli, gira il mondo, alterna periodi di traffici illeciti frenetici ad altri di vita familiare da pubblicita'.
Marks non assomiglia all'immagine che ci si puo' fare del narcotrafficante, è istruito, educato, non ricorre mai alla violenza, potrebbe fare qualunque cosa, ma sceglie consapevolmente il crimine, non considerandolo tale.
Infatti egli si rifiuta di trattare e rivendere droghe pesanti, si limita all' hashish, non considerandola una droga.
Marks è molto simpatico, dalle pagine del suo libro traspare un' acume notevole , un senso dell'umorismo molto sottile, pagina dopo pagina siamo incuriositi nel vedere come riesce nelle sue imprese, cosa si inventa ogni volta per trasferire da un paese all'altro tonnellate di droga, e come sia assolutamente tranquillo nel farlo.
il sottobosco che lo circonda nei suoi traffici è veramente grottesco, il denaro è il faro per chi collaborava con lui, ad affare concluso cambiavano di volta in volta i personaggi, alcuni finivano in carcere, altri spendevano soldi , altri smettevano.
Solo Marks andava avanti, non importava che avesse piu' denaro di quanto sarebbe mai riuscito a spendere, c'era in lui il gusto della sfida, di farla franca ancora una volta, e ancora una.
Questo libro non va letto per giustificare una condotta senza dubbio criminosa, va letto perche' è un libro intelligente , divertente, e che ci fa vedere senza equivoci il mondo del narcotraffico.
Non ci sono stereotipi, e la narrazione è avvicente e non conosce banalita' o sensazionalismi.
Howard Marks " Mister Nice" Socrates Edizioni
Bibi