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mercoledì, 03 dicembre 2008
Dunque dunque, leggermente annoiata e un po' triste per la dipartita per Miami, per fortuna solo temporanea, della mia amica Sam-Rasputin, decido di prendere un po' di tempo per me e incurante del freddo e del gelo, scusate il lessico ma l'overdose di strenne natalizie mi manipola sottilmente, decido di andare all' ennesimo solde de presse.
Ora non crediate che sia diventata piu' materialista e avida di quanto gia' non sia, è che dovevo prendere della cose per Ras....in ogni caso sono arrivata alle dieci i Place des Voges, e pensavo che fosse un a cosa rapida, del genere CHI MAI VUOLE ABITI FIRMATI DELLA STAGIONE CORRENTE COL 70% DI SCONTO, invece mi becco un a coda di due ore.
Due ore vere.
E visto che la timidezza la riservo solo agli uomini che mi interessano ho cominciato a chiacchierare con le mie compagne di sventura....del genere si comincia parlando di vestiti e si finisce parlando di figli , I LORO, di baby sitter, e infine di argomenti piu' succulenti quali problemi coniugali, SEMPRE I LORO, e piccole infedelta' , RIBADISCO SEMPRE LE LORO, e cosi tra un gossip e l'altro il tempo è volato e siamo entrate nella caverna di Ali Baba'.
Dira che regnava l'anarchia e' dir poco,

Ho visto donne strapparsi dalle mani abiti
Ho visto donne spogliarsi in mezzo alla sala visto che non c'erano camerini
Ho visto la mia carta di credito molto provata
Ho visto amiche litigare per un vestito e consigliarsi male apposta
Ho visto la disperazione negli occhi quando mancava la taglia giusta
Ho visto sparire le mie "nuove amiche"
Ho anche visto il mio guardaroba rimpinguato di un vestitino bianco, uno in seta , un golfino, e un cappottino

Quindi in fondo la giornata ha avuto il suo perche'....
Bibi frivola e materialista


domenica, 20 luglio 2008
Ancora un Giorno, di Ryszard Kapuściński, Feltrinelli.

Ryszard Kapuściński , giornalista e scrittore polacco, nasce in Polonia nel 1932 e dopo aver compiuto gli studi a Varsavia, lavorò fino al 1981 come corrispondente estero dell'agenzia di stampa polacca Pap. Fu corripondente, tra l'altro, da vari paesi dell'Africa, dall'Iran, dall'Urss.

Nel 2003 ha vinto il Premio Principe delle Asturie per la categoria Comunicazione ed umanità. Nel 2006 ha ricevuto una laurea honoris causa in traduzione e mediazione culturale presso l'Università di Udine e, nell'ottobre dello stesso anno, ha trascorso tre giornate in Italia, ospite del Centro per la Pace del Comune di Bolzano; è stata la sua ultima uscita pubblica. Ryszard Kapuscinski si è spento il 23 gennaio 2007 a Varsavia.
Ha pubblicato, sempre per Feltrinelli,Ebano,Lapidarium,Ho dato voce ai poveri, In viaggio con Erodoto.
Nel 1978, dopo una sanguinosa guerra d'indipendenza, lo stato africano dell'Angola conquista la liberta' e si affranca dalla centenaria dominazione portoghese.
L'autore , inviato di guerra, nel suo libro documenta vari momenti della guerra, dall' assedio di Luanda, a incontri con guerriglieri.
Il libro, a meta' fra un reportage giornalistico e un romanzo, ci immerge in una guerra cruenta, vediamo progressivamente lo sgretolarsi di una dominazione coloniale, e la nascita di uno stato finalmente libero.
Ma l'autore ha anche il merito di fotografare , con la sua eccellente e commovente prosa, personaggi reali e intensi, come la combattente Carlotta, che egli conosce nello spazio di un pomeriggio, e che diventera' una delle tante vittime della guerra.
L'autore riesce, con grande abilita', a raccontare e documentare la guerra, facendoci commuovere, ponendoci, indirettamente delle domande, rendendo attuale un conflitto lontano nel tempo.

E' allo stesso tempo abile nel documentare, da ottimo giornalista, e capace di stupire e farci commuovere, con uno stile fluido e emozionante.

Ancora un Giorno, di Ryszard Kapuściński, Feltrinelli.




La solitudine dei numeri primi di Paolo Giodano, Mondadori
Giordano nasce a Torino nel 1982, si è diplomato al Liceo Scientifico Statale "Gino Segrè" di TORINO, dopo aver conseguito, nell'anno accademico 2006-2007, la laurea specialistica in fisica delle interazioni fondamentali presso l'Università degli studi di Torino[3], ha vinto una borsa di studio per frequentare il corso di dottorato di ricerca in fisica delle particelle, presso la Scuola di Dottorato in Scienza ed alta Tecnologia del medesimo ateneo.
Con la solitudine dei numeri primi ha ottenuto molti riconoscimenti, tra cui il premio Campiello e l'ultimo premio Strega.


Alice e Mattia, protagonisti del romanzo, sono due persone che da bambini subiscono due traumi, lei perdendo l'uso di una gamba, lui vedendo scomparire la sorellina.
Al liceo diventano amici, attirati dalle rispettive solitudini, si capiscono, si legano in maniera quasi morbosa, essendo pero' incapaci di vivere appieno i loro sentimenti.
Come due numeri primi, ovvero separati da un unico numero pari che non permette loro di scontrarsi, nonostante siano così vicini , e nel frattempo il tempo passa, loro crescono, prendono strade diverse, i cercano sporadicamente, ma non riescono mai ad avvicinarsi davvero.
Accettano come inevitabile la solitudine, e in qualche modo non tentano nemmeno di reagire, subiscono con malinconica tristezza.
Il libro è stato un caso editoriale, è stato osannato dalla critica, ha diviso il pubblico.
I sostenitori di questo libro vi hanno trovato una profondita' e una sapiente lucidita' nel descrivere il mondo triste e apatico dei protagonisti, che accettano una vita apatica e triste, e non lottano per cambiarla.
Sono due antieroi, che subiscono le situazioni, e non rischiano mai di essere felici, come se per loro fosse impossibile esserlo, come se i loro traumi fossero piu' potenti.
I detrattori accusano Giordano di avere avuto un immeritato successo e che il libro non sia un capolavoro.
Quello che è certo è che la solitudine dei numeri primi è un libro che pone delle domande, e il fatto che sia stato scritto da un autore cosi' giovane, colpisce.
Non sono i traumi a vincere i protagonisti, ma il nichilismo che li accompagna e sfiducia , che fa li fa galleggiare, e fa loro scegliere di essere soli e vinti da se stessi.
LA solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano, Mondadori.


Bibi lettrice

postato da: superbibi alle ore 11:51 | Link | commenti (6)
categoria:amore, libri, amiche, arte, amicizia, uomini, dolore, africa, felicità, alternativa, diamoci alla cultura
giovedì, 26 giugno 2008

dopo aver approfondito la figura dell’artista italiano Mario schifano e l’influenza che ha determinato nel panorama artistico , parliamo oggi di un grande artista neyorchese , Jean Michel Basquiat,



Jean-Michel Basquiat, in arte Samo, figlio dell’haitiano Gerard Basquiat e Matilde Andradas nasce a Brooklyn il 22 dicembre 1960e si innamora del colore e del disegno a quattro anni guardando i cartoni animati e riproducendo le immagini sui fogli. la madre incoraggia la vena artistica del piccolo, e non esita a portarlo in giro per musei, prediligendo il Museo d’arte moderna della citta’ di New York.
a sedici anni inizia a frequentare la scuola City -as -school, istituto formativo all’avanguardia, dove si sperimentano tecniche didattiche innovative e dove Jean Michel diventa amico di Al Diaz, un giovane graffitista , che ben presto emulera’.
I due cominciano a riempire New York di graffiti, firmandosi con l’acronimo di Samo ( alla lettera solita vecchia merda), fino al 1978, anno in cui decide di abbandonare scuola e casa, mettendosi a vivere dove capita e mantenendosi con la vendita di cartoline da lui illustrate.
Il caso vuole che viene notato da Andy Warhol e qualche anno dopo diventera’ un membro della Factory, diventando amico di Keith Haring.
Finalmente nel 1980 Jean-Michel partecipa , insieme ad Haring, al Time Square Show, retrospettiva organizzata da un gruppo di artisti,Nel 1981 partecipa alla retrospettiva New York/New Wave, insieme ad altri artisti come Robert Mapplethorpe, Keith Haring, Andy Warhol e Kenny Sharf. Il poeta e critico d'arte Rene Ricard pubblica "The Radiant Child" sulla rivista "Artforum", pubblicizzando Basquiat ed il suo percorso artistico.
La prima mostra personale di Jean-Michel avviene nel marzo del 1982 a Modena e, contemporaneamente a New York nella galleria di Annina Nosei, riscuotendo apprezzamenti da parte del pubblico e dei critici.
Nel 1983 stringe una forte amicizia con Andy Warhol,che lo presenta alla scena artistica come il fenomeno emergente. Nel 1984, insieme ad Andy Warhol e a Francesco Clemente, inizia una serie di collaborazioni, di dipinti a “sei mani” commissionati da Bruno Bischofberger.
Tuttavia il New York Times definisce Basquiat "la mascotte di Warhol", e l’artista inizia a d avere una dipendenza dalle droghe e frequenti ditrurbi mentali, che lo porteranno ad avere un artteggiamento di diffidenza verso i galleristi e lo stesso warhol.questo unito evidentemente all'eccesso nell’uso delle droghe e alla sua progressiva tossicodipendenza che Warhol non riesce ad arrestare, porta Basquiat a soffrire anche di frequenti disturbi psichici. Nel 1985 Jean-Michel espone nuovamente alla Galerie Bischofberger di Zurigo, alla Mary Boone Gallery di New York ed alla Akira Ikeda di Tokio, ma oramai è schiavo della droga nonostante molti dei suoi amici, seppur vittime dei suoi attacchi paranoici, tentino di aiutarlo a disintossicarsi.
Basquiat appare sulla copertina del The New York Times Magazine con il titolo "New Art, New Money: The Marketing of an American Artist". Nel 1986 espone ancora una volta le sue opere a Zurigo, poi ad Abidjan, in Costa d’Avorio, facendo il suo primo viaggio in Africa.
Poco dopo si interrompono i rapporti con Mary Boone, fino ad allora suo agente commerciale newyorkese. Il pubblico ed i critici iniziano a non accettare più i suoi lavori con l’entusiasmo di un tempo. a.
Basquiat espone ancora a New York nella galleria del cugino di Tony Shafrazi, Vrej Baghoomian, il suo ultimo mercante, poi inizia un tentativo di disintossicazione che non porterà mai a termine: muore il 12 agosto del 1988, per una grave overdose di eroina, a soli 27 anni.


Brano
Basquiat è stato un artista veramente prolifico, ha lasciato in eredita’ moltissimi capolavori, che sono in gran parte stati acquistati da privati, come ad esempio dallo stilista Gianni Versace.
Jean Michel era nato artisticamente coi graffiti, e non ha mai abbandonato questa forma artistica, è semplicemente passato dai muri alla tela.
Raccontava la sua’ realta’ scegliendo appositamente una raffiguazione apparentemente rozza e primitiva, aggiungendo alla tela parole e frasi a tratti sconnesse.
Vedendo i suoi quadri non si puo’ fare a meno di pensare a un’arte africana colorata, le radici haitiane dell’artista sono sempre presenti, raffigur una mondo in cui la forma abbozzata e i colori vividi e aggressivi ci raccontano una cultura underground, in cui l’espressione passa attraverso la strada, con la sua violenza, ma anche la sua forza.
Era giovane e vedeva, dipingendolo, il mondo come lo si puo’ vedere a vent’anni, veloce, duro, stupefacente.
e naturalmente bellissimo.
L’uso del colore è stato una delle innovazioni di Basquiat, colore protagonista, spesso nervoso e duro, i soggetti a volte delineati appena, ma estremamente potenti.
Attingeva l’ispirazione dalla vita, per lui trasferire le sue sensazioni sulla tela era naturale, i beffava dei critici, non era uscito da un’Accademia , era semplicemente un grande artista che non poteva fare altro che raffigurare il carnevale nella sua testa.
Per Basquat l’arte era ovunque, sui muri, sulle cartoline che vendeva per pochi dollari, sulla tela, vedendo le sue opere siamo conquistati dalla forza che emanano, capiamo chiaramente la finta semplicita’, percepiamo il dinamismo e la creativita’ innovativa.
E’ stato il primo a inventare il genere “street art”, e il migliore, non aveva freni, come i bambini che vedono il mondo e lo riproducono così com’è.
Senza un’apparente tecnica, la sua forza era talmente estrema che incantava, trasportava e emozionava.
Usava dipingere frasi nelle sue opere, ma il linguaggio che sceglieva era scarno, non era intessuto di simbologia, i simboli Basquiat nn li usava in maniera convenzionale, capitava piuttosto che l’appassionato li scorgesse.


E’ rimasta celebre la sua frase che diceva« Io non penso all'arte quando lavoro. Io tento di pensare alla vita », egli viveva la vita, la raffigurava, con una potenza e un’apparente ingenuita’.
La sua produzione vastissima ha adornato le case di ricchi collezionisti, ma è possibile fortunatamente vedere le sue opere nei maggiori musei del mondo, come ad esempio il museo Moma di New york.


per chi volesse avere ulteriori spunti sulla vita di questo talentuoso ma tormentato artista, vi consiglio il film Basquiat ,del 1996 diretto da Julian Schnabel basato sulla sua vita.




brano

prossima settimana, in cui parleremo della Factory di Andy warhol,

Bibi che si da un tono artistico
postato da: superbibi alle ore 14:53 | Link | commenti (7)
categoria:varie, amore, amiche, arte, amicizia, africa, passione, articolo, alternativa, we
lunedì, 02 giugno 2008
Lucía Etxebarría è l’autrice del libro appena pubblicato dalla casa editrice Guanda, Cosmofobia. è nata nel 1966 a Bermeo, nelle provincie basche, e vive a Madrid. Scrittrice e giornalista, ha pubblicato vari romanzi , tra cui amore prozac e altre curiosita e beatriz e i corpi celesti.


Cosmofobia è ambientato nel quartiere multietnico di Lavapiés, a Madrid, e racconta di personaggi che per differenti ragioni frequentano il Centro Social del Parque del Casino.
i venti personaggi di cui l’autrice narra sono rappresentativi di una metropoli multietnica, in cui Sono venti le vite che si incrociano, amori e destini immersi nella più reale attualità, ritraendo una societa’ scomposta. Ci sono i bambini di varie nazionalità che giocano insieme nella ludoteca, e c'è il centro di auto-aiuto per le donne, dove si incontrano ecuadoregne, marocchine, senegalesi e spagnole, divise da differenze di etnia, lingua e religione, ma accomunate dal fatto di aver subito maltrattamenti fisici o psicologici. Tra i bambini della ludoteca, le loro famiglie e gli altri abitanti del quartiere si crea una sorta di "circolo sociale" che unisce persone di varie età, razze e classi sociali: professori universitari e immigrati poverissimi, piccoli spacciatori e attrici dal futoro incerto, giovani donne dedite alla carriera, musulmane che rinnegano il velo, stiliste, modelli.
Ma cio’che colpisce nel libro è la pacatezza con cui l’Extebarria narra le vicende, incrociate tra loro, non traspaiono giudizi, il libro sembra un collage di cui piano piano cominciamo a capire il senso finale.
Alcuni personaggi sono comici, altri ci spaventano, altri li sentiamo molto familiari, ma sono tutti credibili.
Il libro è interessante anche per la illusoria leggerezza con cui vengono narrate le storie, nn ci sono giudizi, ogni personaggio è descritto con un linguaggio diverso ed è caratterizzato da una analisi sottile e mai scontata.


Bibi lettrice

postato da: superbibi alle ore 13:20 | Link | commenti (1)
categoria:amore, donne, libri, arte, amicizia, sesso, africa, immigrazione, articolo
lunedì, 12 maggio 2008



Nigel Barley (Kingston-on-Thames, Inghilterra, 1947), antropologo e romanziere inglese. Si è diplomato in lingue moderne a Cambridge e ha conseguito un dottorato in antropologia a Oxford. Tra 1981 e 2003 è stato nell’equipe di ricercatori del dipartimento di Etnografia del British Museum di Londra.


Il libro , autobiografico, racconta del protagonista che dopo aver passato parte della sua vita a fere ricerca accademica, decide di farla sul campo...e inizia a pianificare una spedizione antropologica in A frica, per studiare la tribu'Dowaio in un villaggio del Nord del Camerun.





Immdiatamente incominciano le difficolta' burocratiche per organizzare la spedizione , a cui ne seguono altre di carattere ambientale.


Il protagonista si rende subito conto che il il progetto era composto di varianti assolutamente incalcolabili, e che l'approccio con la cultura africana non era dei piu' semplici.


Compaiono figure come burocrati che si ingegnano a complicare cio' che sarebbe semplice, che il protagonista cerca di far collaborare.


NEL LIBRO INFATTI LUI STESSO SCRIVE:





Nel periodo che ho trascorso in Africa, ho calcolato di aver passato forse l’un per cento del tempo a fare ciò che veramente ero andato a fare. Il resto del tempo lo passai a organizzare, ad ammalarmi, a socializzare, a fare preparativi, ad andare da un posto all’altro e soprattutto ad aspettare. Avevo sfidato le divinità locali con la mia urgenza indisciplinata di fare qualcosa” (cap. 7, p. 110).


cIO' CHE APPARE PREGEVOLE NEL LIBRO È LA GRANDE IRONIA NEL RACCONTARE LE TRAGICOMICHE AVVENTURE, MA ANCHE LA PASSIONE PER LO STUDIO, E L'ANTROPOLOGIA.


IL GIOVANE ANTROPOLOGO CI IMMERGE INFATTI , CAPITOLO DOP9O CAPITOLO, IN UN UNIVERSO ESILARANTE, MA MAI SUPERFICIALE, E LA PROSA È SAGACE E BRILLANTE.





BIBI INDIANA JONES







postato da: superbibi alle ore 16:01 | Link | commenti (4)
categoria:amore, libri, africa, articolo, alternativa, diamoci alla cultura